Paolo Putti sulle dichiarazioni razziste comparse sulla pagina ufficiale del presidente di Regione Liguria: «Toti dovrebbe dimettersi, e subito – afferma Putti – Non sono stupito, ma preoccupato per Genova perché xenofobia, razzismo e discriminazione sono gli unici punti certi del pacchetto “Bucci”. Il futuro della città dovrebbe essere altro»

L’utilizzo del termini “bestie straniere”, senza un’immediata censura, su una pagina ufficiale del presidente di un ente come Regione Liguria dovrebbe portare ad una solo conseguenza, le dimissioni, che chiediamo immediate.

Questa il primo commento di Paolo Putti, il candidato sindaco per la lista Chiamami Genova, alla notizia che arriva da web di un dialogo tra un utente e “Giovanni Toti”, avvenuto sulla pagina ufficiale del governatore:

Un comportamento però che non stupisce – continua Putti – visto chi si porta dietro e visto il livello agghiacciante dei discorsi dei suoi alleati. Probabilmente sono talmente abituati a questo linguaggio che non hanno problemi ad utilizzare pubblicamente certe espressioni, come se gli venisse naturale. Pochi giorni fa Toti era a fare passerella con il papa: si è dimenticato di dirgli qualcosa?

Il fatto, ovviamente, ha un precipitato anche sulla campagna elettorale:

Come dicevo, purtroppo la cosa non mi stupisce – spiega Paolo Putti – ma ovviamente mi preoccupa molto per Genova; tutta questa “roba”, infatti, è nel pacchetto “Bucci”, e quello di queste ore non è il primo episodio, anzi. Abbiamo avuto un candidato vice-sindaco che senza problemi faceva incontri pubblici sotto effigi fasciste, poi c’è chi parla di schedare i questuanti e chi non vede l’ora di chiudere i centri sociali. Stiamo scherzando con il fuoco, ho paura a pensare cosa potrebbero fare “questi” sul tema dei diritti e sulla giustizia sociale, ma non solo. La legge regionale sull’edilizia popolare dei giorni scorsi è solo un assaggio. Con ogni evidenza l’ansia xenofoba è il solo punto vero e certo del loro programma “politico”, e mi interrogo quanto anche a livello economico, turistico e culture tutto ciò abbia peso. La politica del disprezzo e della discriminazione, e tutto lo “schifo” che genera, non deve essere nel futuro di Genova.