Pegli, Chiamami Genova lancia il progetto del “Polo Botanico europeo”: partire dalle ville Doria e Pallavicini per ritrovare un grande parco dedicato alla botanica e lanciare l’industria legata alla floricultura. Putti: «Basta con l’accanimento terapeutico per un’industria che non c’è più, noi presentiamo un progetto che mette insieme storia, turismo e lavoro, in alternativa alle solite progettualità fallimentari dei decenni passati».

Un grande parco dedicato alla botanica, con un’ampia parte scientifica e culturale, e uno spazio dedicato alle imprese legate alla fitocosmesi e alla fitofarmaceutica. Questo il disegno di Chiamami Genova specificatamente per Pegli, ma che coinvolge tutta Genova, città che, sfruttando Euroflora 2018, può tornare ad essere la capitale europea, ma non solo, della botanica. «Un progetto che parla di eccellenze territoriali, turismo sostenibile, ricerca e industria – spiega Paolo Putti, candidato sindaco per la lista civica Chiamami Genova – un disegno studiato per valorizzare il patrimonio esistente, agganciandolo alle “industrie green” in ascesa a livello mondiale».

Ma perché Pegli? Secondo Marina Poletti, architetto urbanista responsabile del progetto per Chiamami Genova «ogni progetto deve contenere un forte radicamento col territorio, ripensandone vocazioni e specificità». Le ville di Pegli, infatti, nacquero come orto botanico a forte connotato turistico già nell’800, e «costituiscono una forte premessa culturale con la creazione di un nuovo orto botanico di moderna concezione – spiega Poletti – ancorando il progetto alla realtà e identità del sito su cui si sviluppa. Non dimentichiamo che la botanica è parte importante della storia genovese e della nostra cultura, fatta di pragmatismo, sperimentazione, curiosità per la diversità. La storia di un popolo mercante e viaggiatore». Una tradizione che si aggancia con la storia della nostra città che fu sede del primo Congresso Internazionale di botanica organizzato in Italia, avendo costruito nel ‘500 il primo orto botanico del mondo.

La delegazione di ponente è dotata di un microclima ideale per le coltivazioni specialistiche e i terreni retrostanti alle ville, essendo proprietà comunale, consentono larghe possibilità di sviluppo. «Gli orti botanici sono tra le principali attrazioni turistico-culturali di moltissime grandi città europee – sottolinea Paolo Putti – e portano investimenti e lavoro per le città».

Il progetto presentato da Chiamami Genova è molto dettagliato: si parte dall’orto botanico per la creazione di un Polo Botanico, che coinvolga aspetti scientifici e divulgativi, culturali e commerciali, mettendo in rete università, artigianato, industria fitocosmetica e fitofarmaceutica.

«In questo disegno è fondamentale mettere in relazione i manufatti storici delle ville Doria e Pallavicini con gli ampi spazi verdi retrostanti – spiega Marina Poletti – ma non solo: bisogna valorizzare il circuito delle ville Pegliesi, gli eventi cittadini a tema (come l’Euroflora 2018), le facoltà universitarie attinenti (architettura dei giardini, il dipartimento terra-cielo-acqua della facoltà di scienze), il settore alberghiero, la floricultura, l’omeopatia, la fitoterapia, la fitocosmesi».

Per fare ciò è necessaria un’azione congiunta pubblico-privata che «può essere attivata grazie ad un’operazione di ampio spessore culturale scientifico e sociale – aggiunge Putti – in grado di generare una forte attrattiva turistica ed un cospicuo ritorno economico industriale di lungo periodo».

Un progetto, quello del Polo Botanico Genovese, che spariglia le carte in tavola rispetto alle destinazioni “futuribili” dell’identità di Genova, mettendo a sistema ambiente, storia, cultura, turismo e impresa di grande livello. «Questo è il nostro modo di approcciare alle criticità genovesi – conclude Paolo Putti – e quella riguardante il futuro è sicuramente quella più complessa: noi mettiamo insieme la storia dei territori, le loro eccellenze, senza stravolgerle ma mettendole a sistema con quelle insorgenze economiche che hanno più futuro per la direzione che il mondo ha intrapreso. Non ha senso continuare a riesumare un passato industriale oramai anacronistico e non competitivo a livello globale; diciamo basta all’accanimento terapeutico con un’economia che conviene a pochi. Noi siamo per il progresso di tutta la collettività».